Purgatorio con Viggo Mortensen: tutto esaurito fino a fine rappresentazioni

Tutto esaurito per “Purgatorio”, non resta più un solo posto fino a fine rappresentazioni (vale a dire fino al 18 dicembre prossimo) ed il dramma di Dorfman decisamente lo merita; puó darsi che non sia così “duro” come critici e pubblico hanno detto e continuano a dire –per me, abituata alla tragedia greca e a Pirandello non lo è- ma di certo è profondo e trascinante e meriterebbe ben altra cornice che non lo squallido (altri forse lo definiranno essenziale, moderno o minimalista) ambiente del Matadero.
Torniamo peró al dramma, la cui messa in scena su un palcoscenico quadrato incuneato nella platea impedisce, purtroppo, agli spettatori che si trovano sui due lati la visione totale dello svolgersi degli eventi (chi mai avrá avuto simile assurda idea mi resta oscuro) dato che tranne pochi momenti dalle poltroncine sui due lati è impossibile vedere gli attori frontalmente e tutti sappiamo quanto importante sia in teatro poterne vedere il viso.
Lasciando da parte questo aspetto, devo dire chel’opera fila via serrata – qualcuno l’ha definita lenta, ma sinceramente non mi è parso- e sufficientemente veloce perchè alla fine ci si chieda, piú o meno consciamente: “ma come, è giá finita?”
Sará forse merito dei due protagonisti: una Carme Elias in piena forma e un Viggo Mortensen che si stenta a credere assente dalle scene da 24 anni, che recitano alla grande offrendo un raro esempio di buon teatro come ne ho visti pochi, e credetemi di teatro ne ho visto tanto nella mia vita e per giunta con attori del calibro di Albertazzi, Sbragia, Valli, Salerno, Valentina Cortese, Pupella Maggio etc.
Come dicevo l’opera è profonda e gira tutta sul “conoscersi per perdonarsi e quindi poter perdonare l’altro” e qui, mi spiace dirlo, a mio avviso qualcosa manca.
Vediamo di chiarire: Dorfman affronta il tema con impegno, ma punta tutto sui “grandi errori”, sulle “grandi colpe” (Medea uccide i figli. Puó perdonarsi? Puó perdonarla Giasone?), tralasciando la cosa piú difficile da fare vale a dire riconoscere e perdonare “le piccole colpe”, “i piccoli tradimenti”, “le piccole offese”; per intenderci quello che Ende affronta e descrive così bene nel suo “La Storia Infinita” quando Atreiu arriva alla Porta dello Specchio.
Se ci si pensa è, in fondo, piú semplice perdonare una grande offesa, perchè è li davanti agli occhi di tutti e dunque noi stessi se la commettiamo non possiamo non vederla e riconoscerla; ben altra cosa è rendersi conto delle piccole meschinerie di ogni giorno.
Non crediate, tutti le commettiamo, ma sono –o quantomeno sembrano essere- cose da nulla (una parola cattiva? Ignorare un amico? Una piccola bugia che ci consente di esimerci da qualcosa che ci disturba? Che volete che siano?) e come tali le scordiamo istantaneamente e se pure ci mettiamo a riflettere su noi stessi non riusciamo neppure a “vederle” e non “vedendole” non possiamo riconoscerle per quello che sono (dolori comunque inflitti ad un altro) e dunque non possiamo perdonarcele……..ed è questo alla fine che ci perde.
Ovviamente è anche possbile che tutto questo non sia stato preso in considerazione perché renderlo in un’ora e quaranta di spettacolo proprio non ci sarebbe stato e, per giunta avrebbe richiesto un ulteriore approfondimento dei personaggi che giá cosí presentano fin troppe sfaccettature- e quanto bene li rendono Viggo Mortensen e Carme Elias, con quanta sapiente maestria sanno coinvolgere lo spettatore!
E poi diciamocelo chiaro: in teatro vale il “macroscopico”, il “plateale”, così il pubblico puó “arrivarci” con minor difficoltá e, volendo, ha tema per riflettere e il riflettere su Purgatorio è d’obbligo, anche se credo che il “succo del discorso” sia che la cosa piú importante non è il perdono in se e per se, quanto piuttosto il conoscersi ed essere quindi pronti ad andare avanti.
Insomma, alla fine restiamo noi: uno di fronte all’altro, come all’ultimo istante del dramma, con le nostre grandezze e le nostre miserie.
Restiamo noi, come i protagonisti senza nome del dramma che si svolge sotto i nostri occhi, al tempo stesso malattia e cura, malato e medico in un andare e venire infinito che, si voglia ammetterlo o no, ci porta a ripetere gli stessi errori finchè non decideremo di fermarci, guardarci l’un l’altro e spogliarci delle molteplici maschere con cui ci nascondiamo al mondo ed a noi stessi.
Tutto il resto, come direbbe Shakespeare, è silenzio!
Mi piacerebbe consigliare a tutti di non perdersi quest’opera così interessenta, profonda e stupendamente recitata, ma come dicevo all’inizio è giá tutto esaurito, non resta quindi che sperare in una eventuale tourneé (ho chiesto in proposito a Carme Elias e Viggo Mortensen ed entrambi mi hanno risposto che al momento non è nei piani) o, in alternativa in un DVD che ne consentirebbe ad un piú vasto pubblico.

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