Omaggio a “casa”, alla “mia” Reggio Calabria amata e persa.

Ci sono momenti nella vita in cui basta l’ombra di un ricordo a risvegli,are la nostalgia di casa , attimi in cui anche solo un odore lontano, un frammento di nota- magari spezzata, magari quasi inudibile- richiama alla mente le immagini un po’ sbiadite di quando, ancora bambini, vivevamo davvero l’attimo sicuri (o beata ignoranza) che tutto ci si apriva davanti.

Poi la vita ti porta, per strane e diverse strade, ad altri lidi, ad altri incontri e pensi di avere scordato, di aver sublimato per sempre la nostalgia e il ricordo.

Non è così e, come dicevo, basta un piccolo frammento di “nulla” e ti riscopri dentro la voglia di “casa”…….anche se sai di non poterci più tornare.

“Casa”, per me, è il posto in cui sono nata, in cui non torno da anni, la città ove non tornerò………troppo diversa, troppo “estranea” l’ho ritrova l’ultima volta in cui decisi di tornarvi e non poteva essere diverso perchè siamo cresciute lontante io e la mia città e crescendo abbiamo preso differenti strade.

Perduti gli amici (dove mai saranno?), scomparsa persino la casa ove vissi (non me ne resta che un “angolo” racchiuso in una vecchia foto), sparito ormai dalle sue strade e dal suo cielo persino il ricordo della mia famiglia, di me ormai li non resta più nulla, se vi tornassi ancora non sarei che un altro turista in visita.

Non vi tornerò ovviamente, che preferisco ritrovarla, bella come l’ho lasciata, nei miei ricordi, ma ciò non toglie che per sempre resterà “casa”.

A lei, alla mia “casa”, alla mia Reggio tanto amata voglio dedicare oggi un omaggio attraverso le parole di un grande poeta che ho sempre amato: Giovanni Pascoli.

Questo mare è pieno di voci e questo cielo è pieno di visioni. Ululano ancora le Nereidi obliate in questo mare, e in questo cielo spesso ondeggiano pensili le città morte.

Questo è un luogo sacro, dove le onde greche vengono a cercare le latine; e qui si fondono formando nella serenità del mattino un immenso bagno di purissimi metalli scintillanti nel liquefarsi, e qui si adagiano rendendo, tra i vapori della sera, imagine di grandi porpore cangianti di tutte le sfumature delle conchiglie. È un luogo sacro questo. Tra Scilla e Messina, in fondo al mare, sotto il cobalto azzurrissimo, sotto i metalli scintillanti dell’aurora, sotto le porpore iridescenti dell’occaso, è appiattata, dicono, la morte; non quella, per dir così, che coglie dalle piante umane ora il fiore ora il frutto, lasciando i rami liberi di fiorire ancora e di fruttare; ma quella che secca le piante stesse; non quella che pota, ma quella che sradica; non quella che lascia dietro sè lacrime, ma quella cui segue l’oblio. Tale potenza nascosta donde s’irradia la rovina e lo stritolio, ha annullato qui tanta storia, tanta bellezza, tanta grandezza. Ma ne è rimasta come l’orma nel cielo, come l’eco nel mare. Qui dove è quasi distrutta la storia, resta la poesia.

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