“The Hobbit”: le ragioni per cui non lo vedro

Da quel che leggo in giro ai tolkieniani “veri” Lo Hobbit versione cinematografica non piace poi più di tanto il che mi riconferma nella decisione da lungo tempo presa di non andare a vederlo! Si può è ovvio, ispirarsi a un libro (ma allora lo si deve specificare espressamente) e si può darne una propria interpretazione, fin qui nulla da eccepire, e allora perchè ho deciso di non vederlo?
Semplice, perchè ritengo che : interpetazione si, cambio dei personaggi no, assolutamente no!!!
Ho amato e amo la trilogia di PJ, l’ho “difesa” anche in punti cha a molti non sono andati giù, quello che non ho accettato è il “cambio” dei personaggi passando dal libro al film.
Non considero la Terra di Mezzo un qualcosa di sacro ed intoccabile per cui… ne ha scritto il professore e a nessuno è lecito scriverne ancora; quel mondo è “nostro” come Tolkien stesso disse, nostro da “usare”, da camminarci dentro, da viverci e respirarci se così preferiamo, ma cambiarne i personaggi che già lo abitano non ci è consentito (o almeno io la penso così).
Qui non si tratta di volere la fedeltà assoluta costi quel che costi, qui è questione di ripettare il frutto della “fatica” di qualcun altro, e non per motivi di copyright; e se un personaggio, quale che sia, non è frutto della fatica di chi lo crea beh, allora non so proprio cosa lo sia.
Ripeto, adoro la trilogia cinematografica, ma non ho perdonato a PJ di aver cambiato Aragorn (nonostanste sia un personaggio che non mi piace troppo), stravolto Faramir e mutato Gimli in una macchietta, figuriamoci se vado a perdonargli ora il pasticciaccio che ha combinato con i nani.
Fin qui io, ora lascio la parola ad un tolkieniano di quelli “veri”, un amico che conosce Tolkien e il suo mondo quasi quanto le proprie tasche, del cui giudizio mi fido come del mio e che ringrazio per avermi permesso di riportare qui la sua opinione.
A te la parola “Mastro Tolman”

Onestamente non è che mi abbia esaltato come i film precedenti.
I nani. Aaargh, i nani. Quelli con l’aria a nano tendono all’anonimo, quelli che si ricordano sono caricaturali. Oltre a Dori effeminato, c’è Bifur ritardato, Dwalin (calvo, e non esistevano nani calvi) che pare Attila di Abatantuono, Bofur che tutto sembra tranne che un nano, i due fighetti Fili & Kili che estrometterei dal clan per ragioni tricotiche, Thorin che a 195 anni sembra più giovane di Gimli che all’epoca del SdA di anni ne aveva cinquanta in meno, e pure lui con la barba corta. Suo nonno Thrór, con la sua barba venerabile intrecciata d’oro, avrebbe dovuto diseredarlo. E poi c’è il fratello basso di Obelix, ma quello è tollerabile.
Radagast rincoglionito che va in giro trainato da conigli lo trovo ridicolo ed un po’ insultante. Va bene semplice, va bene amante degli animali, ma qui si esagera.
Rendere Thorin una specie di Aragorn più basso mi sembra una fesseria. La parte importante del libro è anche il fatto che è sempre troppo altezzoso, diffidente, avido e rancoroso e si redime alla fine. Il fatto che ci abbiano infilato a forza Azog (che doveva essere morto, decapitato da Dáin) mi fa sospettare che in fondo ci sia lo scontro finale in cui Thorin lo fa secco, e tanti saluti a Bolg. Il che secondo me va contro il concetto dell’inutilità di mantenere vivi i vecchi rancori, che invece mi pare presente nel libro.
Sempre sui nani: vabbè che tutti si ricordano Gimli e le sue ventordicimila accette, ma i tredici nani non erano combattenti. Invece qua, nonostante venga detto esplicitamente che sono solo calderai, giocattolai, minatori e artigiani, pare che passino le giornate a duellare. Compresi i due giovincelli sbarbati, che a rigor di logica non dovevano neppure sapere cosa vuol dire combattere, essendo nati molto dopo la caduta di Erebor (che qui è pure stata spostata avanti di 110 anni). Il che ha portato alla sequenza (apocrifa) dei troll che minacciano di squartare Bilbo, dopodiché questi mostra la sua grande arguzia facendo loro perdere tempo fino all’alba. A questo punto uno si domanda seriamente perché Thorin continui a dire che Bilbo è solo una palla al piede, visto che senza di lui sarebbe finito in salmì.
Che dire poi della maledetta farfallina che avverte sempre le aquile? Secondo me una volta ci stava bene, ad Orthanc nella Compagnia dell’Anello. Mettendocela tutte le volte sembra veramente che le aquile siano una compagnia di aerotaxi contattabili via farfalla-SMS. Ed a quel punto risorge prepotente l’annosa questione: perché non farsi tutto il viaggio con le aquile?
Anche la faccenda di Dol Guldur mi pare mal sviluppata. È ovvio che se volevano allungare la storia per farne tre film dovevano mettercela, ma secondo me hanno sprecato un’occasione, inserendola in quel modo che peraltro stravolge la cronologia. Visto che non si sono mostrato contrari all’uso dei flash-back, e la battaglia di Nanduhirion ne è la prova, potevano inserire le scene di Gandalf che presentava i suoi dubbi sul negromante pari pari come si vedono qui in forma di ricordo (esagero: potevano anche metterci le scene di Radagast), e già che c’erano metterci anche una bella sequenza della sua esplorazione di Dol Guldur e dell’incontro con Thráin impazzito(il quale, poverino, viene sempre solo nominato, non sono sicuro di averlo neppure visto). Poteva anche aiutare a rendere più simpatico Thorin, quando riceve la chiave di Erebor. Messo com’è nel film, non si capisce quando Thráin gliel’avrebbe data né perché si sarebbe privato di un oggetto così importante. Oltretutto così sembra che Bosco Atro sia diventato un posto pericoloso solo da pochissimo, invece era da decenni che nessuno ci metteva piede, tant’è vero che il nome “Mirkwood” c’è pure sulla mappa di Thrór. Non sono un esperto di cinematografia nè di sceneggiatura, ma mi sembra che questi tempi accelerati e questa cronologia sballata dipendano solo dal ritmo esagitato che Jackson ha voluto imprimere alla pellicola, senza neppure prendere in considerazione l’idea di inserire scene di sotterfugio al posto dei combattimenti. Così però mi pare che Gramburrone diventi un intervallo a singhiozzo, e poi subito si ricatapultano nell’azione delle Montagne Nebbiose. Se avessero spostato, per esempio, la consegna della chiave a Gramburrone, con i vari flashback già detti, si sarebbero potuti risparmiare alcune sequenze gratuite di lotta che servivano solo a mantenere il passo. Però così avrebbero scontentato i fanatici dell’azione iperadrenalinica. Embé? Non ho capito, ma i lettori appassionati di Tolkien chi sono, i figli della serva, che devono sempre sottostare ai gusti degli zotici?

Di contro ci sono cose davvero bellissime: Bilbo. Stupendo, splendido, meraviglioso. Non me ne vogliano i fan di Elijah Wood, ma dopo aver visto la sua interpretazione l’avrei voluto come Frodo. Somiglia anche di più alla descrizione che ne fa Gandalf parlando aad Omorzo. Come Bilbo comunque è perfetto. Le scene in cui c’è lui, o quella degli indovinelli con Gollum valgono da sole il biglietto.
Gandalf non si smentisce mai. Perfetto era prima, perfetto è ora. E si sono pure ricordati di mettergli la sciarpa, facendo gongolare il mio lato di costumista pignolissimo. Anche Proietti ha fatto un ottimo lavoro. Noto inoltre che per il doppiaggio si sono decisi ad imparare la pronuncia elfica, invece che lasciare le parti in elfico non doppiate.
Parlando di elfi, Gramburrone è sempre spettacolare, Elrond modello guerresco non lascia rimpianti per i film precedenti, e poi c’è Galadriel. Meglio del whiskey, più passa il tempo più è stupenda. Qui è da infarto.
E come sempre, infine, c’è quel posto incantato che è la Nuova Zelanda.
(© Francesco Amadio, meglio noto come: Mastro Tolman Cotton)

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Un commento su ““The Hobbit”: le ragioni per cui non lo vedro

  1. Purtroppo al cinema non vado più da molto tempo (ho ormai bisogno dei sottotitoli, anche per la tv e al cinema proprio non li mettono, mentre in tv scrivono cose assurde, provare per credere e anche per vedere quanti pochi programmi hanno i sottotitoli).Ad ogni modo trovo odioso quando cambiano, stravolgono i personaggi di un libro per ricavarne un film…insomma, concordo con te.

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