Ritocchi fotografici: ma davvero è “giusto” farli?

Qualche giorno fa in un blog che seguo è apparso questo post

Fotografo fallito

oggi leggo Repubblica e scopro che la foto vincitrice è ritoccata!
Ora io non ho certo la pretesa di essere “un fotografo”, ma quando mai, ma perlomeno posso affermare che i miei scatti- belli o meno, riusciti o no- non subiscono ritocchi a parte un ridimensionamento e/o un “ritaglio” quando quello che voglio è un particolare e non tutto l’insieme; oddio, qualche volta vado oltre, è vero, ma per prepararmi il calendario o “tirar fuori” qualche wall paper e in quei casi è logico che il ridimensionamento e/o il ritaglio da soli non bastano, ma un wallpaper non è una fotografia, è piuttosto una sorta di gioco o, a voler essere generosi e solo in limitati casi, una sorta di lavoro artistico e quando “si gioca” certi trucchetti sono non solo ammessi, ma anche leciti.
Non voglio qui emettere giudizi, ognuno (tanto più un fotografo professionista) è libero di usare gli strumenti e/o gli accorgimenti che ritiene più opportuni mi limito a pormi la domanda se davvero sia necessario ricorrere costantemente all’uso di programmi fotografici ogni stramaledetta volta che si scatta una foto in particolarmodo quando la foto in questione appartiene- o dovrebbe appartenere- alla “categoria” fotogiornalismo e quindi rientra nell’informazione.
E se tornassimo a illustrare la realtà per ciò che è, così com’è?
Davvero sarebbe un gran danno?

Per chi volesse leggere l’articolo su Repubblica
Se persino la fotografia più bella è ritoccata

Venerdì scorso lo svedese Paul Hansen ha vinto il World Press con l’immagine di due fratellini palestinesi uccisi. Sotto accusa l’uso di Photoshop. La giuria lo giustifica, l’autore non commenta, i colleghi perlopiù lo criticano
di MICHELE SMARGIASSI
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5 commenti su “Ritocchi fotografici: ma davvero è “giusto” farli?

  1. Come tentavo di esprimermi, a mio avviso i concetti sono due e relativamente abbastanza separati.
    Uno è l’immagine di per sè, che se ne può condividere o meno la pubblicazione e la premiazione, l’altro invece è il fotoritocco.
    A mio avviso il fotoritocco, con le moderene tecnologie di ripresa digitale a differenza delle passate tecniche “su pellicola” si rende quasi sempre indispensabile perchè il sensore che cattura l’immagine si comporta in modo differente da come si comporta l’occhio umano.
    Questo non giustifica assolutamente lo stravolgimento della foto come scattata, ma può in molti casi far avvicinare il risultato alla realtà, ovvero a quello che al momento della ripresa avevi visto nel mirino.
    Se poi vedi una foto della quale non condividi ne l’ etica ne il grossolano intervento in post-produzione…..
    ciao
    Franco

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    • Posso concordare sul fatto che la foto in digitale ti obbliga spesso a “fare a posteriori” il lavoro che con una macchina analogica facevi prima dello scatto, nessun dubbio in merito, e in fondoè solo un divertso modo di lavorare: con l’analogica stabilivi “prima” tempo di apertura, luce etc e con la digitale sei praticamente costretto a farlo dopo, ma questo a voler ben vedere non è fotoritocco quanto piuttosto usare il mezzo tecnico che hai a disposizione nel modo in cui devi/puoi usarlo.
      Per me fotoritocco è, come nel caso della foto in questione, ben altro e faccio un unico esempio piuttosto indicativo e, purtroppo, reale che ho ben in mente: prendi uno scatto in cui è ben evidente una determinata caratteristica fisica (facciamo… una cicatrice?) fai sparire quella determinata caratteristica e… voilá il gioco è fatto, ma la persona nella foto non è più la stessa e c’è chi s’è fatto sentire per questo e ha imposto che la foto tornasse ad essere quello che era in origine; e questo a mio avviso dimostra quanto dannoso possa essere (e di fatto sia) usare il fotoritocco a sproposito.

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  2. Non sono contraria alla post produzione, anche in passato quando si andava a stampare si correggevano gli eventuali errori (c’è un bel post sul blog di Pega in merito). Ma una cosa è la post produzione che si fa abitualmente se si scattano foto in Raw, un’altra è togliere cicatrici, cambiare connotati, togliere e mettere oggetti. Per quanto riguarda la foto di cui parli ritengo personalmente che non avesse bisogno di un’ulteriore drammatizzazione… era già drammatica di per sè!
    Il fotogiornalismo non dovrebbe aver bisogno di grandi ritocchi!

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