Riflettendo sui troppi morti di Lampedusa

Riflettevo in questi ultimi giorni, non per la prima volta, su tutto il “can can” sollevato dai morti di Lampedusa, tutti quegli strepiti, mi hanno riportato alla mente, come sempre mi accade quando “l’ufficialità”, e non solo, leva “le grida al cielo”, quelle grida, dicevo, mi hanno ricordato una poesia di Ungaretti:  “Non Gridate più”.

Certo Ungaretti la scrisse in altro periodo (la Guerra Fredda), pensando ad altro che non gli immigrati clandestini, ma non sono anche questi “morti inutili” così come quelli di allora? Morti cioè che si sarebbero potuti evitare se solo fossimo capaci di accantonare le stupide e inutili diversità (vere o supposte) e badare un po’ di più all’Uomo e ai suoi bisogni, quelli si reali?

Sia come sia i versi di Ungaretti sembrano scritti apposta per i nostri giorni, rileggerli e rifletterci su forse non ci farà male.

Non Gridate Più

Cessate d’uccidere i morti,
Non gridate più, non gridate
Se li volete ancora udire,
Se sperate di non perire.

Hanno l’impercettibile sussurro,
Non fanno più rumore
Del crescere dell’erba,
Lieta dove non passa l’uomo.

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2 commenti su “Riflettendo sui troppi morti di Lampedusa

  1. Ciao Romi, che piacere ritrovarti! Come stai? ‘E un piacere ricominciare a leggerti! Quanto ai morti di Lampedusa, al di là dei bellissimi versi di Ungaretti, se riuscissimo a dare a questi migranti una speranza di vita migliore nella loro patria, tutti questi massacri non ci sarebbero. La responsabilità internazionale è enorme!

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    • Ciao anche a te, mi fa piacere che tu sia passata 🙂
      Quello che dici è vero anzi verissimo, possiamo solo sperare che finalmente le nazioni si sveglino e inizino ad agire nel modo corretto, purtroppo a livello individuale possiamo fare ben poco… se non ancora meno.

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