Lacrime per un Elfo

E’ notte ormai. Una calma notte calda e silente che si stende, pietosa, a velare le lacrime, a nasconderle al mondo.

E’ scesa improvvisa come un dono prezioso.

Una strana notte dorata e senza suoni che ha invaso gli alberi ed il fiume,è avanzata rapida fino alle porte dell’Autunno e li ha esitato , come in ascolto di una voce lontana, è stato solo un attimo per fortuna , solo un breve istante, giusto il tempo per far morire il canto, poi ha ripreso ad avanzare giungendo a me,nascondendo il dolore sul mio viso.

E’ strana questa notte giunta troppo presto. Questa notte dorata eppure scura al punto che i miei occhi vedono a stento e non si è mai sentito che gli occhi degli elfi vedano male al buio.Forse non è la notte, forse sono le lacrime.

Lacrime negli occhi di un elfo! Come sarebbe stupito il mio signore vedendomi ora, e non gli piacerebbe

“Non piange un elfo – mi direbbe – si rattrista, ma non piange. Troppo abbiamo visto per piangere ancora. – e scuoterebbe il capo tristemente – Questo dunque hai imparato restando?”

Ma non è lui il mio signore e non ritornerà, mai più la sua saggia voce parlerà al mio cuore, mai più scorgerò il sorriso sul suo nobile volto, mai più!

Per chi dunque dovrei nascondere le lacrime? Per chi dovrei essere saggia e forte? Così le lascio scorrere: gocce argentate di musica lieve , perle di malinconia e rimpianto.

Cadano pure, lavino il dolore, non voglio trattenerle oltre, non avrebbe senso.

Inquieta mi aggiro per stanze silenziose che il tempo ha reso vuote : in ognuna un ricordo, una singola nota di una lontana melodia che dal passato giunge a me a formare un canto che conoscevo un tempo e che avevo scordato.

E’ un canto lieve, sussurrato appena, un canto che il cuore rammenta, v’è in esso un dolore sommesso che strazia , per questo piango e penso a colui che il canto ha scritto e ricordo la sua voce tra i rami e piango del suo dolore poiché lui non lo fa se non nell’animo.

E la sua voce porta la comprensione: ora so la sua pena fino in fondo e quella pena che non posso alleviare diviene ora mia e porta lacrime con se che non voglio fermare. Vagando per le vuote stanze parlo al mio signore che mai più rivedrò

“ Ti sbagli – dico – ti sbagli atarië, piange un elfo. Non tutto ho visto, non tutto avevo compreso. Ci sono cose aranië che tu non sai, dolori racchiusi nell’animo che feriscono un cuore nobile e per cui anche un elfo può versare lacrime.”

Di stanza in stanza sono giunta infine a quella a me più cara, la più amata di tutte: la sua stanza ove tutto è in attesa, la stanza ove è rinchiusa l’essenza stessa di un amore lontano.

Ma in questa stanza io non posso entrare. Mi è preclusa finché egli non venga, posso solo sostare sulla soglia socchiusa, intravederla appena: pochi oggetti che dicono la sua presenza passata; l’arco da guerra giace abbandonato :

“ Mai più lo impugnerò – giurò partendo – mai più la morte giungerà per mia mano ”

Sul suo volto leggevo la pena ed il dolore e pensai, allora, che fosse tutto li; se solo avessi capito ciò che ora so!

Se solo avessi guardato più a fondo! Sarebbe qui ora nella quiete della sua casa, sarebbe al caldo ed al sicuro, ma ero cieca e giovane e non seppi vedere. Non seppi leggere quell’ultimo canto, non vidi la profondità del suo dolore.

“ E’ un momento – mi dissi – passerà! Ha bisogno di quiete e di silenzio, ha bisogno di ritrovarsi ” e senza capire la gravità del gesto che compivo gli porsi l’arpa e….

“ Vai – gli dissi – percorri la tua strada, ritrova te stesso”

Ricordo l’ombra nei suoi occhi quando la prese, la pena profonda, ma allora la scambiai per il bisogno di solitudine e silenzio che, a volte, prende noi elfi.

Lo lascia partire così, senza un amico al fianco, neppure lo accompagnai ai confini e tornai alle mie stanza senza capire. Solo ora comprendo, ora che il tempo ha vuotato la mia casa portando oltre il mare gli amici ad uno ad uno; ora che il canto è tornato al mio cuore, finalmente aperto alla comprensione, ora che non solo la melodia ne ascolto, ma anche le parole e le comprendo infine.

Lo lascia partire e avrei dovuto dire

“ Resta. Non hai bisogno di cercare altrove comprensione, suona qui la tua arpa, canta qui il tuo dolore. Resta. Insieme bruceremo l’arco, poi mi dirai la pena ed io la fugherò per te. Resta nella tua casa, tra la tua gente e, se pure nessun altro capisse, io capirò. Resta e piangi il tuo dolore tra le mie braccia, lo prenderò per me e guarirai ”

Ma c’era il mio signore a guardarmi allora, e volevo essere saggia e nobile come il mio sire si aspettava da tutti noi e pensai di essere nel giusto. Lui pure volle apparire nobile e saggio e svanì nella sera da questa casa, ma non dalla mia vita che il suo viso è con me da allora e sempre ne scorgo la pena negli occhi e ricordo l’oro dei suoi capelli brillare per un attimo al riflesso del sole che spariva oltre i monti.

Quel suo sguardo non l’ho più scordato, né mai lo scorderò, in questi anni è sceso in me poco a poco aprendo la via alla comprensione e stasera, un elfo di passaggio diretto ai Porti, ha cantato il suo canto nel salone ed ho capito infine e offro le mie lacrime per lui, perché il dolore sia placato e la pena perduta.

Giungerà presto, così ha detto ripartendo l’elfo del canto ed ha aggiunto

” Per questo ho deviato dal mio cammino, per portare l’annuncio del suo arrivo ed assicurarmi che sarà ben accolto, è mio amico ed ha sofferto molto. ”

Riparti in pace, fratello della mia gente, ti sia propizia la strada e favorevoli i venti, egli sarà accolto con gioia, ora so, ora ho capito infine, cosa si agita nel suo animo e quando giungerà gli darò il bacio di benvenuto come è giusto che sia e bruceremo il suo arco da guerra e nulla chiederò, solo spalancherò le braccia e il cuore per lui, perché trovi riposo e pace e non pronuncerò parole di condanna.

Per questo sto offrendo le mie lacrime, per questo offro il mio silenzio; nessuno mai saprà ciò che ora conosco : solo il mio cuore e tacerà per sempre.

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4 commenti su “Lacrime per un Elfo

      • Personalmente apprezzo molto i racconti brevi o brevissimi che puntano a dipingere un quadro, a passare una sensazione. Poche parole e si vede subito se funzionano, se passano.
        Il commento era dovuto anche per il coraggio di rendere pubblici “scleri” (mai definiti così, ma rende l’idea 🙂 ) privati, di cui spesso ci si vergogna.

        Magari, tra un po’, ti imiterò 😉

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      • Ma guarda non so se sia coraggio, per la verità penso di no, la definirei piuttosto incoscienza, ma arriva il momento in cui ci si rende conto che fare qualcosa per poi tenerlo chiuso in un cassetto non ha molto senso anche se quello che fai lo fai per te, per un bisogno tuo.
        E poi ho in giro alcuni amici che “rompevano” perchè avevo/ho parecchie cosette nei cassetti e “forse sarebbe il caso di tentare di pubblicare” (sigh), dato che pubblicare (esporre nel caso delle foto) non rientra assolutamente nei miei obiettivi mettere ogni tanto qualcosa in blog mi è sembrata la soluzione migliore, almeno non rompono più e mi “cavo dai pasticci” in maniera praticamente indolore.

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