Trittico per gli Elfi

Essendo un trittico (come dice il titolo della pagina) queste poesie sono legate l’una all’altra e vanno lette insieme in quanto raccontano, a loro modo, una storia.

(I titoli sono evidenziati in roso così da permettere di distinguerle)

Partenza

Punti di luce
sparsi
sul limite indistinto
di un’antica foresta,
ombre di chiara fiamma,
passano lenti
fisso lo sguardo
avanti.

Lasciano Arda.

Ma il cuore
rimane per sempre
di quà dal mare
eterno prigioniero del ricordo.

E vanno ai Porti,
luminosa schiera
di belle genti,
ai Porti Grigi
ove il bianco nocchiero,
pronte le snelle navi,
attende.

Ma lento è il passo
che loro il cuore
detta,
e triste,
chino il capo sul petto,
il bruno sire avanza
e invoca,nel silenzio,
colei che resta indietro.

Giunta è l’ora
annunciata
e più non resta ormai
che un soffio
di brevi istanti,
il tempo appena
di dispiegare al vento
le ampie vele.

Lasciano Arda
e più non torneranno
a questi lidi.


Il Viaggio

Vanno le bianche navi
su mari nuovi
gonfie le vele al vento.

Maestose
le prue di cigno
per acque sconosciute
solcano onde mai incontrate
e grigi occhi di limpido cristallo
seguono gabbiani
verso sponde lontane.

Sicuro il timoniere,
bianche le chiome al vento,
traccia la via tra i mondi:
Earendil risplende all’orizzonte.

E vanno,
malinconici i volti
e lacerato il cuore,
e invano aguzzano lo sguardo
verso Arda perduta,
mentre giorni
di calma e di sgomento
passano dietro miraggi d’oro
nel lento fluire del tempo.

L’Arrivo a Valinor

Improvvisa
come lampo d’estate
la terra del sogno
nell’immenso nulla
di mari color di cielo:
ed ecco
un porto d’oro.

E l’aurea luce
dell’Alto Seggio
per limpide strade,
a rincorrere l’ombra si diffonde.

Mille riflessi al sole
schiariscono il mattino
tre voci di amici
da lungo tempo lasciati.

Quiete le prue di cigno
al becchegiar dell’onda
e silenziosi i ponti
giaciono le navi,
sbarcati i Priminati
in Aman la beata,
il cuore
sgravato dagli affanni di Arda,
percorrono leggeri
la salita.

Corrono gli agili piedi
sull’erba di Taniquetil
e intessono
danze di gioia su raggi di sole.

Sola
nel porto vuoto,
lo sguardo triste
a ripercorrere liquide vie,
una figura resta.

Statua di marmo
immobile
nel sorgente mattino,
il bruno sire piange
nel silenzio
le nere chiome ed il dolce sorriso
della Stella del Vespro.

Ed il vento pietoso
porta
al suo cuore di padre
l’eco ormai stanco
dell’ultimo saluto

Un commento su “Trittico per gli Elfi

  1. Pingback: Aggiornamento: voglia di poesia……voglia di Elfi | unmateamargo

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